Renato Morelli – Voci del sacro / Dame, rondini, amanti, guerrieri

Renato Morelli (Trento, 1950), straordinaria figura di etnomusicologo, regista, musicista e accademico (www.renatomorelli.it) che ha raccolto numerosi riconoscimenti e premi, ci consegna il volume bilingue (italiano e
inglese) “Voci del sacro”, accompagnato dall’omonimo film in formato DVD, che porta come sottotitolo “Due generazioni di canto a cuncordu alla settimana santa di Cuglieri”. Il lavoro offre un’analisi diacronica di una delle manifestazioni più rappresentative della musicalità della Sardegna, la polifonia accordale religiosa confraternale denominata ‘cantu a cuncordu’, che a Cuglieri, nel Montiferru (parte centro-occidentale dell’isola), è eseguita nei tre giorni più intensi della settimana santa, quando il cuncordu (il coro), formato da quattro cantori specializzati, esegue il “Miserere” (salmo 50) e lo “Stabat Mater” in latino.

Massimo Carlotto, Maurizio Camardi, Yo Yo Mundi – Partigiani sempre!

Dopo l’ottimo “Resistenza”, pubblicato nel 2005, gli Yo Yo Mundi in piena pandemia hanno iniziato a costruire “Partigiani sempre”, partendo da quella che è considerata la più grande strage di partigiani nella resistenza italiana, avvenuta alla Benedicta (in provincia di Alessandria) il 7 aprile del 1944, dove i i nazifascisti eliminarono circa 154 partigiani e il successivo 19 maggio al Passo del Turchino ne furono catturati altri 400 e avviati alla deportazione, fortunatamente circa 200 riuscirono a fuggire. Lo Spettacolo nasce da un testo di Massimo Carlotto, con le musiche e le canzoni di Yo Yo Mundi (Paolo Enrico Archetti Maestri alla voce e chitarre, Andrea Cavalieri al basso elettrico, ukulele, clarinetto, chitarra e voce, Eugenio Merico alla batteria, Dario Mecca Aleina ai suoni e sintetizzatori) e Maurizio Camardi (Sassofoni, duduk, tin whistle), la regia di Velia Mantegazza. Il lavoro, prodotto da Valter Colle, con la produzione artistica di Paolo Enrico Archetti Maestri e Dario Mecca Aleina, contiene un corposo libretto di cinquanta pagine con cover e illustrazioni di Ivano A. Antonazzo, uno scritto inedito di Massimo Carlotto e il racconto Tavolicci di una storia terribile – la strage avvenuta in Romagna, dove vennero trucidate 64 persone, di cui 19 sotto i 10 anni, dal IV Battaglione di volontari di polizia italo-tedesca – con le tavole illustrate da Tinin Mantegazza. La narrazione di Carlotto inizia con “è sempre 25 aprile” con suoni soffusi di duduk ed elettronica che ci portano a “Il silenzio che si sente” (“Siamo il tempo malato che contagia il mondo, il tempo avvelenato che uccide il mondo, siamo i lampi che illuminano le anime innocenti, siamo l’eco di queste montagne”), brano molto orecchiabile con la voce di Archetti Maestri che si intreccia con quelle di Chiara Giacobbe e Daniela Tusa, sopra un tappetto di chitarra acustica, sax e sintetizzatori. “Krak Karmir” è un intervento parlato che anticipa “Viva la Quinta Brigada” (“Sanguinavano anche gli Ulivi, la battaglia incendiava Madrid, verità contro la forza del male, fratellanza contro l’odio che sale”) scritta da Christy Moore e proposta in una veste “irish” con tin whistle, banjo e ukulele. “6 aprile 44” lascia spazio alle intense voci di Lalli e Archetti in “Aironi” (“Vedono i deportati stipati nei vagoni, stanno in bilico sulla fune, le colombe, danno l’olio alle ali, il la alle trombe”), cullate dall’arpeggio di chitarra elettrica, synth e sax. Il sottofondo cupo di “C’è una foto che continuo a guardare” ci guida verso “Sei che vai su” (Nei boschi della Benedicta) dove la solida ritmica e le pennellate del sax sottolineano le significative parole (“Sei nel solco di un libro ad ogni pagina il testo sbiadito, scolpito sulla tua schiena, nel soffio che ti solleva ed agita appena le chiome dei fogli, sei la parte che ti scegli”). “Dalle belle città” è un breve frammento narrativo con l’accenno all’omonima canzone, nota anche con il titolo “I ribelli della montagna”, invece “Missak Manouchian” è uno strumentale firmato da Camardi con arpeggio di chitarra acustica, sax e percussioni. Delicata e toccante “Elide” (Girotondo a Montesole) con i ricami di chitarra classica, flauto armonico, elettronica e sax (“Ecco il vuoto di sangue e di braccia, di tradimenti, d’ombre tagliate, c’è il mondo perduto, che stava esplodendo, pioggia di piume, ali spezzate, Elide ascolta, non hai colpa alcuna, nell’onda di carne, sei rimasta viva”), basso, batteria, chitarra elettrica accompagnano il sax tenore nello strumentale “En fuyant la lumière du jour” (sempre scritto da Camardi). Cruda, sarcastica e macchiata di elettrico, con l’intervento vocale di Alice Cavalieri è “Partigiani sempre” (“Disse un paesano ad un maiale: Che guaio sti fasci m’han preso il pollaio ed il maiale rispose al padrone: Pensa che a me, m’han rubato anche il nome”). L’ultimo frammento narrativo, “Nino Pedretti”, ci porta al finale vitale e trascinante con “La storia e la memoria” (“La storia e la memoria si intrecciano le dita, gli sguardi naufragati nei nostri sogni appena nati, prendere o lasciare, mai dimenticare, resistere e lottare, costruire immaginare”). Ancora una volta la band piemontese lascia il segno con un lavoro di forte impegno civile, che da sempre contraddistingue il loro cammino. Si sente la cura nella ricerca storica e in quella musicale, dove ogni brano viene valorizzato al meglio. La scrittura poetica è sempre ispirata e in vari passaggi per l’ascoltatore non sarà facile trattenere la commozione. Visti i tempi barbari, sempre più neri, opere come queste risultano quanto mai attuali e necessarie, perché come direbbero i fratelli maggiori dei Gang: Ma il sangue nostro versato, è quello che inizia la terra, nell’ora della promessa, ora e sempre Resistenza.

DAME, RONDINI, AMANTI, GUERRIERI – Renato Morelli

La ballata e il canto epico-lirico narrativo in Trentino

Associazione Il Cantastorie on line

Emilio Jona, studioso di cultura popolare, coautore del primo studio completo sulla canzone popolare piemontese, da profondo conoscitore, nella prefazione di quest’opera, chiarisce gli scopi, i metodi, i motivi della persistenza della ballata epico lirica in Europa, in Italia e in Trentino.  Questo volume contiene testimonianze e documenti di grande importanza che vanno ad integrare quel patrimonio di musica popolare che in trentino altrimenti si sarebbe estinto. La ballata, o canto epico-lirico narrativo, rappresenta il repertorio più antico del patrimonio etnofonico trentino, italiano ed europeo. Il lavoro di Renato Morelli costituisce il primo contributo sull’argomento, presentando il corpus trentino più completo, a partire dalle prime fonti a stampa ottocentesche, fino alla documentazione sonora della tradizione orale contemporanea, in linea con i parametri più aggiornati della moderna ricerca etnomusicologica. Il saggio si divide in tre parti principali più una quarta con bibliografia, discografia, filmografia.

Continua a leggere

Angela Dell’Aquila – Qifti. Canti arbëreshë di Chieuti

Nell’Italia meridionale, dall’Abruzzo alla Sicilia, sono diversi i paesi arbëreshë, popolati, se non addirittura fondati, da profughi albanesi insediatisi principalmente tra il XV e il XVIII secolo, a causa dell’espansionismo turco-ottomano. Chieuti (Qifti in arbëreshë) è una delle piccole comunità alloglotte albanesi della Puglia, ai confini con il Molise. Di questa cittadina della Capitanata, che conta poco più di 1500 abitanti, è originaria Angela Dell’Aquila, la protagonista di questa produzione pubblicata da Nota Records.

Giovanna, la testimone combattente

Biografia-intervista a Giovanna Marini, che, con lo sguardo sempre rivolto agli strati più disagiati, ha saputo dipingere con la sua voce, attraverso il vasto patrimonio dei canti di tradizione orale, un grandioso affresco epico

di Chiara Ferrari – Patria indipendente

Continua a leggere

Silvio Orlandi – Allegro tempo di Gavotta (Nota, 2022)

È indubbio che Silvio Orlandi sia una delle grandi figure del revival delle musiche di tradizione orale in Italia. Se n’è ricordato il Premio Nazionale per la Musica Tradizionale che ha premiato il ghirondista piemontese nel luglio del 2022 con il “Premio Loano”, confluenza del premio alla carriera e alla realtà culturale. Orlandi (Torino, 1947) è tra i più influenti promotori della riscoperta della ghironda, come concertista, liutaio e didatta. I suoi Prinsi Raimund sono stati tra i protagonisti della fervida stagione folk in Piemonte tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta, in sintonia con musicisti e ricercatori che battevano le “vie dei canti” piemontesi.

Non per foco ma per divin’arte. Ressenàl di Franco Giordani

da Flaviano Bosco – instart.info

Nel canto XXI dell’Inferno, l’Alighieri, per descrivere l’oscuro minaccioso ribollire del magma nel quale sono attuffati i barattieri, ci regala una meravigliosa immaginifica similitudine con “l’arzanà de’Viniziani”.

Il bollore della “pegola spessa” di lava che vede dall’alto gli richiama alla memoria i pentoloni di pece bollente che nell’inverno dell’Arsenale di Venezia servivano a calatafare le navi dai legni sciupati dall’altura, portati in secca per le riparazioni, il lavorio tremendo di diavoli e di dannati lo paragona all’ordinata confusione degli artigiani che ribattono i chiodi del fasciame, che si occupano del sartiame o che sono intenti nei mille lavori di riassetto degli scafi.

Continua a leggere