L’ombra e il silenzio – Alberto Rochira

UDINE «La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter essere più compresi». Parole profetiche di Pier Paolo Pasolini, destinate a restare scolpite nella memoria dei posteri, persino di chi tenta ancora di rimuovere, a distanza di trent’anni dai tragici fatti di Ostia, la verità inquietante d’una morte annunciata, «perché il giovane Pelosi è stato strumento di un piano criminale per eliminare un intellettuale scomodo». 
Questo il taglio che il grande compositore friulano di fama internazionale Andrea Centazzo, sbarcato in regione dagli Usa dove risiede, ha dato al nuovo spettacolo multimediale «L’ombra e il silenzio», in cui torna sulla figura del poeta di Casarsa. L’evento ha chiuso al Palamostre di Udine la rassegna promossa dal Comune per il trentennale della morte di Pasolini, avvenuta nel 1975 sotto i riflettori di un’Italia che non volle indagarne le reali motivazioni. 
«In una società così violenta, la morte di Pier Paolo era prevista». Il succo del coraggioso lavoro del geniale Centazzo sta in questo commento dell’attore Ninetto Davoli, amico del poeta, scandito dalla voce recitante morbida e piena di Carla Lugli. Si ripercorre una vita in un continuum avvincente e concentrato: parole, immagini in movimento proiettate su un grande schermo, e magnifiche suggestioni musicali ottenute con le percussioni del compositore dal vivo, su un tappeto di suoni campionati e montati in tempo reale attraverso il computer. 
Un viaggio psicologico ed evocativo, più che documentario. Dalla scena cruda del delitto si approda alla gioventù del poeta in Friuli e poi al suo esilio romano. In primo piano i grandi temi esistenziali di Pasolini: l’amore, la politica, la madre, la scrittura, la morte.

Le immagini realizzate da Centazzo sono davvero belle, nei montaggi che spaziano dalla campagna friulana alle periferie di Roma, attraversati da potenti ritratti, come la madre ne «Il Vangelo secondo Matteo» e Maria Callas in «Medea». 
Ovunque il volto di Pasolini in foto, spezzoni filmati, disegni. A tratti si rischia di scivolare in una celebrazione agiografica, ma l’insieme risulta alla fine molto convincente e in linea con il miglior stile di Centazzo. Prolungati applausi, ma teatro non pieno per un magnifico lavoro che anche a Los Angeles ha riscosso un notevole successo di pubblico.

Alberto Rochira