Mauro Carrero – Jose e Davide / Livio Ferrari – Passioni (Nota Music, 2018)



Mauro Carrero ritratto da Giampiero Murialdo
Mauro Carrero è l’autore di Jose e Davide (libro + CD, pp. 70, pres. di Edoardo Borra, Nota ed., collana Block Nota diretta da Valter Colle, € 15), un album, un romanzo, un film in nove canzoni ispirate alla sceneggiatura che Beppe Fenoglio stava scrivendo nel 1962 per Gianfranco Bettetini. Del concept album si è già parlato su queste colonne, e oggi vogliamo approfondire le ragioni della scelta e le fasi di lavorazione del disco riproponendo l’intervista che feci all’autore nel febbraio scorso per la rivista L’indice dei libri del mese.
di Giacomo Verri – giacomoverri

Tra i due fiorì un carteggio in cui si legge l’assiduità di Fenoglio a tornare, in quei mesi, sul “loro” progetto – un film da girare nella Langa barbara dei ‘racconti del parentado’– pur non trovando ancora l’abbrivio decisivo: “Ho in mano episodi e personaggi, ma non il soggetto. Ho nervi e muscoli, ma non ancora lo scheletro”. Certo è che, sull’aprirsi dei ’60, Fenoglio era attratto dalla carriera di sceneggiatore (se non fosse sopraggiunta la morte, avrebbe scritto questo film e forse un altro, con la regia di Giulio Questi, interessato allora all’embrione di Una questione privata). Riuscì comunque a buttar giù un canovaccio per “Davide e Jose”, una sinossi di qualche pagina – informale, punteggiata di frasi rivolte a Bettetini – e lo screenplay delle prime sei scene.
Il progetto, inconcluso, non andò tuttavia perso. Già nel 1978 Maria Corti e la sua équipe ‘riscoprivano’ le carte pubblicandole tra le fittissime maglie della grande edizione einaudiana di tutte le Opere(e due anni più tardi ne L’affare dell’anima, “Nuovi Coralli”). Malauguratamente, da allora, il testo venne quasi dimenticato; perciò con entusiasmo ne salutiamo il riapparire accompagnato com’è dall’accattivante trasposizione musicale operata da Mauro Carrero, su commissione della Fondazione Ferrero di Alba, e in particolare del centro di documentazione “Beppe Fenoglio” di cui Edoardo Borra è responsabile. Un lavoro, quello fenogliano, che per fortuna non subì la sorte di venir annacquato da altre mani, dopo la morte dello scrittore, trovando amorevole riparo nella leale coscienza di Bettetini che chiarì più volte, anche allo stesso Borra, la volontà di interrompere il progetto (“senza Fenoglio, non aveva più senso”) pur mettendo a disposizione lettere e sinossi utili a ricostruire il soggetto e la loro ‘officina’.Ma, se priva di ragione era lo sviluppo della bozza cinematografica, ben altra cosa è l’iniziativa di Mauro Carrero: qui siamo alle prese con un autentico palinsesto, uno stratificarsi di linguaggi – la scrittura per lo schermo e la musica – in cui l’esprit langarolo la fa da padrone. Il concept album racchiude nove tracce in cui Carrero rivive la storia di Jose e Davide, più un bonus track dedicato a Un giorno di fuoco. Ogni canzone è un piccolo miracolo di equilibrio e di sintesi: ai testi non manca nulla, nessun elemento della storia viene tralasciato, e, nello stesso tempo, la lingua piegata all’andamento ritmico delle strofe esalta la potenza evocativa dell’originale fenogliano.
Recensione apparsa per la prima volta su L’indice dei libri del mese, maggio 2018.
Amava cantare, Beppe Fenoglio, come era solito ricordare il maestro Cerrato, suo speciale amico. Gli si intona dunque il «concept album» Jose e Davide di Mauro Carrero che domani sera verrà presentato ad Alba, ore 21, Auditorium della Fondazione Ferrero, ricorrendo i vent’anni del Centro documentazione intitolato all’artefice del Partigiano Johnny.
Nove canzoni scritte e interpretate da Mauro Carrero. Un «film-spartito» liberamente ispirato alla sceneggiatura cinematografica che Fenoglio, accomiatatosi nel 1963, lasciò incompiuta dopo averne a lungo discusso con il regista milanese Gianfranco Bettetini.
L’idea di Jose e Davide era maturata – ricorda Edoardo Borra, introducendo il libro-cd per Nota edizioni di Udine – nel 1961, in gennaio e in febbraio, quando Alba partecipò a «Campanile Sera», gioco a quiz televisivo, presentatore Enzo Tortora, schierando un «pensatoio» di cui faceva parte lo stesso Fenoglio.
Non considerava forse la Langa, il «cronista» dei Ventitre giorni della città di Alba, una «terra vergine cinematograficamente»? Per questo, anche per questo, pose mano a Jose e Davide, una storia «di fuoco», non di guerra civile, ma familiare, riecheggiante il dramma mai appassito di Abele e Caino, così nelle corde di chi si considerava un guerriero di Cronwell con la Bibbia nello zaino.
Jose e Davide, due fratelli arpionati da un conflitto che si arroventerà fino alla tragedia. Jose che lavora a Torino, all’Urbiochimica, e convive con la veneta Maria, scappato «dalla terra – avverte Fenoglio – per pura disperazione, non sopportando più il dispotismo del fratello Davide». Davide incardinato a San Benedetto Belbo (l’indimenticato incipit della Malora: «Pioveva su tutte le Langhe, lassù a San Benedetto mio padre si pigliava la sua prima acqua sottoterra»), un’esistenza grama in una cascina isolata, in cresta, di quelle che salverà fotograficamente Aldo Agnelli.
Non ultimò la sceneggiatura, Beppe Fenoglio, ma vi trasse un racconto «del parentado e del paese», apparso postumo, Ferragosto. Testimoniando ulteriormente una inestirpabile, viscerale fedeltà alle indigene zolle, perché «Sangue è sangue».
“Tutto cominciò che nostro padre mancò un giorno dell`estate del `56”: inizia così Jose e Davide, una narrazione sceneggiatura, un pugno di canzoni composte dal torinese Mauro Carrero, che sanno di Langa, di dopoguerra, di fatica e di resistenza, autenticamente folk rock, appese fra il suono nostalgico della fisarmonica e quello energico della chitarra elettrica. La narrazione sceneggiatura è quella di Beppe Fenoglio, indiscusso maestro del romanzo italiano, che alla sua morte lasciò incompiuta una sceneggiatura cinematografica, collegata al soggetto del racconto postumo “Ferragosto”. La Fondazione Ferrero di Alba ha deciso quindi, in collaborazione con il Centro di documentazione Beppe Fenoglio, di commissionare il progetto al polistrumentista Carrero, che si avvale di un affiatato gruppo di musicisti.
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