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Vízöntö – Trento Concerto

di Flavio Poltronieri – blogfoolk

Il “folk revival” magiaro non ha avuto nulla da invidiare a quelli a lui contemporanei e più conosciuti d’Inghilterra, Francia, Bretagna o Italia. Un violinista come Janos Hasur non vale meno del (giustamente) celebrato e compianto Dave Swarbrick. Sulle orme tracciate dal percorso etnomusicologico di Béla Bartók è fiorito in Ungheria un movimento variegato anche grazie al ricchissimo materiale etnico di base. In un territorio che sulle fondamentali influenze asiatiche ad opera di Unni, Avari, Magiari e successivamente dei Turchi, ha modellato le forme della sua etnia, hanno in seguito contribuito gli oltre due secoli di sudditanza all’Austria. I numerosissimi interscambi con i paesi limitrofi hanno fatto il resto. La stessa lingua è di ceppo finnico ma non è estranea a quelle circondanti: la neolatina rumena a est, la germanica a ovest e quelle slave a sud. In questo crogiolo di influssi europei ed extraeuropei i giovani musicisti di inizio anni 70 hanno cercato di riproporre i modelli esecutivi originali utilizzando sonorità contemporanee. Si sono risvegliati in questo modo antichi interessi sopiti. La componente cruciale di questo movimento è probabilmente quella del canto femminile, prima tra tutte Márta Sebestyén che godeva molto prima della partecipazione alla colonna sonora de “Il Paziente Inglese” di una solida reputazione nazionale e internazionale, soprattutto grazie ai Muzsikás, di cui faceva parte in qualità di voce solista. Continua a leggere