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De Andrè, un genovese mediterraneo a Napoli

’Na strada ’mmiez’o mare. Napoli per Fabrizio De André rilegge Crêuza de mä in napoletano

di Guido Festinese – giornaledellamusica.it

AA.VV.
’Na strada ’mmiez’o mare. Napoli per Fabrizio De André
Nota Records
2024

Usiamo la definizione “classico” per qualcosa che fa riferimento al mondo dell’arte, o comunque dell’ingegno umano, da quasi duemila anni. Nel secondo secolo d.C. quella parolina controversa la coniò Aulo Gellio, ed il riferimento era, appunto “classista”: era classico e degno, dunque, quanto potesse permettersi una “classe” ben fornita di censo, di presenza economica.

Attraverso diversi e curiosi snodi, la parola è arrivata fino a noi. Il significato più vicino alle nostre intenzioni e ai nostri propositi, oggi (e da Goethe in avanti) è che un classico sa abitare comodamente il proprio presente, al contempo non scordando il passato, e indirizzando antenne curiose verso il futuro.

In effetti funzionano così le opere di Shakespeare, quelle di Dante, di Borges o di Virgilio, abitatori incolpevoli di epoche diverse. Funziona allo stesso modo in musica, e perfino nella popular music, almeno, quella più prensile nei confronti di sollecitazioni che popular non sono, o lo sono parzialmente: pensate a Sgt. Pepper dei Beatles, o quel perturbante capolavoro, oggi alla boa del quarantennale, che fu ed è Crêuza de Mä.

Svanita l’austera e reificante aura museale che a lungo ha infestato De André, com’è stato ben segnalato da qualche studioso attento, ora si possono trarre bilanci e fare considerazioni, ma anche parlare del presente. Crêuza de mä fu davvero un classico inconsapevole voluto nel cuore degli anni dell’ “edonismo reaganiano” e della “Milano da bere”, in direzione ostinata e contraria, per dirla con Faber, o, meglio, col suo mentore Álvaro Mutis.

Crêuza de mä fu un punto di svolta, un punto e a capo, un punto lanciato nell’infinito del pop e della canzone d’autore a costruire una linea retta fatta di infiniti punti.

Fu un punto di svolta, un punto e a capo, un punto lanciato nell’infinito del pop e della canzone d’autore a costruire una linea retta fatta di infiniti punti. I suoi due limiti, far riferimento a una lingua che nessuno capiva, un genovese quasi inventato, e una musica che nessuno conosceva, un mazzo di aromi mediterranei anch’essi (quasi) inventati che nessuno nel grande pubblico sospettava diventarono punti di forza.

Ecco, qui potrebbe fermarsi il discorso: perché finalmente esce la testimonianza discografica, per Nota Records, di due serate memorabili tenutesi nel cortile del Maschio Angioino il 14 e 15 settembre del 2015: ’Na strada ’mmiez’omare / Napoli per Fabrizio De AndréCrêuza de mä ricantato e risuonato per intero.

Artefici del tutto Annino La Posta, che ha curato la direzione culturale del progetto e lo ha condiretto artisticamente con Dario Zigiotto. lI tutto sotto i buoni auspici di Comune di Napoli, Club Tenco, Fondazione De André.

Protagonisti, per il Faber / Pagani ricantato e risuonato, ma  tradotto in napoletano: Teresa De SioFrancesco Di BellaGerardo BalestrieriEnzo Gragnaniello con Mimmo MaglionicoMaldestroNando Citarella, la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Bella schiatta d’artisti: in quel momento in  buon equilibrio tra nomi storici e emergenti all’affaccio.

Esiti notevoli, interessanti, in qualche caso clamorosi. E la segnalazione tecnica che ’Na strada ’miezz’o mare è traduzione assai più vicino al vero, letterale significato di Crêuza de mä di quanto si creda.

Qui torniamo al punto “classico”: ciò che è diventato tale permette, accoglie, rilancia ogni rilettura, preservando misteriosamente il proprio essere unico, e rilanciando all’infinito la possibilità di identità multiple, plurivoche, e perfettamente legittime. Incremento di bellezza, non diminutio.

Fabrizio De André, esce una versione dell’album “Crêuza de mä” in napoletano

di Camilla Sernagiotto – skytg24

Alcuni musicisti hanno reinterpretato le canzoni del celebre disco del cantautore genovese scomparso nel 1999, rifacendole in napoletano. Sono Teresa De Sio, Francesco Di Bella, Gerardo Balestrieri, Enzo Gragnaniello con Mimmo Maglionico, Maldestro, Nando Citarella e Nuova Compagnia di Canto Popolare i protagonisti di questa nuova versione dell’opera che, in origine, è scritta e cantata in dialetto ligure. Il titolo è “’Na strada ’mmiez ’o mare – Napoli per Fabrizio De André”

Mentre l’album originale è scritto e cantato in dialetto ligure dal cantautore genovese scomparso nel 1999, questa nuova versione sarà tutta in dialetto napoletano.

Alcuni musicisti partenopei, infatti, hanno interpretato i brani di quell’opera importantissima delle sette note nostrane. Sono Teresa De Sio, Francesco Di Bella, Gerardo Balestrieri, Enzo Gragnaniello con Mimmo Maglionico, Maldestro, Nando Citarella e Nuova Compagnia di Canto Popolare i protagonisti di questa reinterpretazione dell’opera che, in origine, è scritta e cantata in dialetto ligure.
’Na strada ’mmiez ’o mare – Napoli per Fabrizio De André sarà disponibile su Cd e in digitale dal 15 maggio 2024.

Arriva a più di trent’anni dall’uscita dell’originale e nasce da un’operazione datata quasi un decennio fa: l’intero album Crêuza de mä è stato tradotto in napoletano per due concerti che si sono tenuti nel cortile del Maschio Angioino il 14 e il 15 settembre del 2015.

Ora, in occasione del quarantennale dell’uscita discografica di Crêuza de mä, ciò che venne registrato a Napoli in quell’occasione targata 2015 viene pubblicato su CD da Nota.

È MERITO DELL’INTUIZIONE ARTISTICA DI TERESA DE SIO

Diamo a Cesare quel che è di Cesare, e in questo caso a Teresa De Sio quel che è di Teresa De Sio…
L’intuizione di tradurre in napoletano Crêuza de mä, infatti, è stata della cantautrice napoletana autrice di album come Sulla terra sulla luna (1980), Ombre rosse (1991) e dei più recenti Tutto cambia (2011) e Teresa canta Pino (2017).
Proprio nel sopracitato Tutto cambia, la cantante aveva ripreso Crêuza de mä traducendola in napoletano.

Assecondando quella intuizione, lo scrittore e giornalista musicale Annino La Posta ha avuto la brillante idea di estendere quel processo linguistico all’intera tracklist del disco di Fabrizio De Andrè.

L’ARRICCHIMENTO MUSICALE CONFERITO DAL NAPOLETANO

L’operazione di traduzione dal dialetto ligure a quello napoletano ha fatto emergere quanto innanzitutto questi due vernacoli siano compatibili tra loro.

Inoltre dimostra come l’arricchimento musicale conferito dal napoletano alla fonetica delle canzoni sia un plus notevole, senza nulla togliere ai brani originali in dialetto ligure chiaramente.

Questo spunto è stato poi condiviso con Dario Zigiotto, il compianto (è purtroppo recentemente scomparso) collaboratore di artisti come Ivano Fossati, Enzo Jannacci e dello stesso De André, nonché organizzatore di eventi e di festival molto importanti.
Sono stati coinvolti poi la Fondazione De André (la cui Presidente, Dori Ghezzi, si è resa disponibile nel ruolo di consulente del progetto) e il Club Tenco. E, non da ultimo, il Comune di Napoli, che ha adottato il progetto con entusiasmo permettendone la messa in scena.

LA REGISTRAZIONE NEL CORSO DEI DUE CONCERTI AL MASCHIO ANGIOINO

I brani che compariranno nel disco in uscita il 15 maggio sono stati registrati dal vivo in occasione dei due concerti al maschio angioino risalente al 2015. Si tratta di sette tracce suonate live.

La tracklist è la seguente:
1 – Teresa De Sio – ’Na strada ’mmiezz’o mare (Crêuza de mä)

2 – Francesco Di Bella – Jamina (Jamìn-a)

3 – Gerardo Balestrieri – Sidòne (Sidùn)

4 – Enzo Gragnaniello con Mimmo Maglionico – Sinan Capudan Pascià (Sinàn Capudàn Pascià)

5 – Maldestro – ’A pittima (Â pittima)

6 – Nando Citarella – ’A dummeneca (Â duménega)

7 – Fausta Vetere E Corrado Sfogli – Nccp – Da chella riva (D’ä mê riva)

I testi e le musiche sono di Fabrizio De André e Mauro Pagani, le traduzioni sono curate da Annino La Posta (tracce 2,3,4,5,6,7); Teresa De Sio (traccia 1); Gennaro del Piano (traccia 4).

I PROTAGONISTI DI QUESTA NUOVA VERSIONE, DA TERESA DE SIO A ENZO GRAGNANIELLO

Gli interpreti delle varie canzoni sono nove, nello specifico i seguenti.

Teresa De Sio non ha certo bisogno di presentazioni: è autrice, oltre che interprete, di capolavori che, partendo dalla canzone popolare, sono approdati alla canzone d’autore. È poi ritornata a quella che è diventata poi musica etnica, con uno spiccato talento nel cogliere alla perfezione parola e suono, assieme.

C’è poi Francesco Di Bella, ex membro dei 24 Grana (band elettrica ed elettronica di fine anni ’90). Dopo aver lasciato il grippo, prosegue per via solista ricercando un suono e una parola che lo consacrano alla musica d’autore.
Gerardo Balestrieri, invece, è un polistrumentista che ha partecipato a numerosi progetti teatrali, cinematografici e musicali. Nato in Germania, ha vissuto in giro per il mondo e ora si è fermato a Venezia. Ha pubblicato quattro album.

Enzo Gragnaniello è una delle voci napoletane più famose che ci siano. Dal 1983 a oggi, ha pubblicato ben diciotto album (coronati da tre Targhe Tenco nella categoria dei dischi in dialetto).

E ANCORA: MIMMO MAGLIONICO, MALDESTRO, NANDO CITARELLA…

Mimmo Maglionico è un flautista di formazione classica, instradato poi sulle vie della musica etnica (arrivando a suonare addirittura con Peter Gabriel). Con il progetto PietrArsa, il suo flauto ha sposato i suoni della quena, del chalumeau, della ciaramella, del flauto di Pan, realizzando un’interessante rilettura della musica popolare.

C’è poi Maldestro, giovane rivelazione del panorama cantautorale di provenienza napoletana. Con la canzone Sopra il tetto del Comune si è aggiudicato il Premio Ciampi, il premio SIAE, l’AFI e Musicultura 2014 nonché il Premio Fabrizio De André nel 2013. Con il disco di esordio è riuscito a entrare nella fase finale delle targhe Tenco per l’Opera Prima.

Nando Citarella è un altro grande nome della canzone dialettale. Negli ultimi decenni ha offerto una serie di spettacoli, ricerche etno-musicali, opere buffe, commedie musicali, concerti lirici, trasmissioni televisive, direzioni artistiche e docenze, diventando una voce importante a ogni livello nel panorama musicale partenopeo.

Infine, ci sono Fausta Vetere e Corrado Sfogli NCCP, che fanno parte della Nuova Compagnia di Canto Popolare, la prima e la più autorevole rappresentante della musica etnica napoletana nel mondo (attiva da oltre sessant’anni). È nata con lo scopo di “diffondere gli autentici valori della tradizione del popolo campano”.