Orio Odori – Rapsodia Toscana

di Nicola Cossar – Folk Bulletin
La musica popolare rinasce nella musica colta. Sembra una contraddizione in termini, perché si parla di mondi lontanissimi. Eppure, quando ci accostiamo ad essa con rispetto, curiosità, intelligenza e freschezza creativa la musica popolare trova nuova vita: la melodia, vestendo nuovi abiti, si rigenera, le radici non si perdono, l’identità non sbiadisce. Operazione pericolosa? Difficile? Certo che sì, ma è una bella sfida, di quelle che non puoi non raccogliere. Così ha fatto, con successo, Orio Odori, musicista (eccellente al clarinetto) e compositore dai mille interessi, dalla cameristica a Zappa, dai colori balcanici alla…. Toscana.

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Rachele Colombo, Cantar Venezia

Due lavori della cantante intorno al soundscape veneziano

di Guido Festinese – Giornale della musica

Rachele Colombo
Cantar Venezia. Canzoni da battello
Nota Records

Ci sono voci che hanno il dono di sorprendere, la prima volta che le ascolti, e poi rinnovano il piccolo miracolo dell’emozione, ogni volta che capita di ritrovarle. Possono colpire per una tessitura grave, tellurica; possono impressionare, al contrario, per caratteristiche di argentina freschezza, come una cascatella d’acqua sorgiva. A questa seconda categoria appartiene la voce luminosa di Rachele Colombo (nata in paese del vicentino che ora è solo luogo della memoria), peraltro anche ottima specialista di corde e percussioni, protagonista di due recenti uscite discografiche in qualche modo complementari, l’una rivolta all’oggi, alla contemporaneità, l’altra a un passato prossimo che ha strutturato i nostri giorni.

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RACHELE COLOMBO – Cantar Venezia

di Guido Festinese – Discoclub

Un tesoro nascosto, un giacimento culturale che periodicamente affiora, fa parlare di sé, poi si rassegna a qualche altro decennio o centinaio d’anni di oblio. E’ il repertorio delle “canzoni da battello” che si cantavano e suonavano a Venezia nel terzo decennio del Settecento. Furono poi soppiantate da altri generi alla moda, ad esempio le simili “barcarole”, ma oltre cinquecento brani sono rimasti in trascrizione sul pentagramma, e per fortuna ogni tanto qualcuno ci mette mano, voce e strumenti, a ricostruire un magnifico, giubilante canzoniere pop ante litteram che è come una ventata d’aria fresca. Continua a leggere

Crossroads in Italia: Alessandro Portelli racconta a Folk Bulletin

di Nicola Cossar – Folk Bulletin

Crossroads non è soltanto un classico del blues, ma oggi è anche una interessante collana editoriale che si propone di testimoniare l’incontro tra le culture del mondo. Due i volumi discografici (cd più un ricco libretto) già pubblicati dalla Nota di Valter Colle, importante realtà friulana da tanti anni impegnata in una straordinaria opera di raccolta documentale, soprattutto a livello italiano. Ne abbiamo parlato con il direttore della collana, Alessandro Portelli, notissimo docente universitario, scrittore e critico musicale.

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Orio Odori – Rapsodia Toscana. Echi e suggestioni di canto dall’Archivio Dante Priore

di Salvatore Esposito – Blogfoolk Magazine

Considerata una delle raccolte di fields recordings di riferimento per lo studio della cultura contadina della Toscana del Novecento, l’Archivio di Dante Priore è andatosi componendo negli anni, attraverso ilsuo lavoro di insegnante al fianco dei suoi alunni, sensibilizzati alla riscoperta delle radici della tradizione orale della loro terra. In particolare, nonni e genitori dei suoi allievi sono stati i primi informatori di questa straordinaria opera di ricerca, intrapresa nel territorio del Valdarno battuto palmo a palmo, con un registratore tascabile, per catturare storie, aneddoti, canti, leggende e poesie in ottava rima, e perfezionatasi pian piano con un approccio scientifico ed antropologico sempre più accurato. Questo prezioso corpus di documenti che cristallizzano l’identità culturale toscana è stato oggetto di numerose pubblicazioni discografiche, a cui si aggiunge “Rapsodia Toscana. Echi e suggestioni di canto dall’Archivio Dante Priore” di Orio Odori, clarinettista e compositore toscano con alle spalle un articolato percorso artistico speso tra collaborazioni eccellenti con artisti come Arlo Bigazzi, Roger Eno, Paolo Lotti, Arturo Stalteri e Hector Zazou e fortunate esperienze in ambiti musicali differenti tra musica classica, contemporanea e jazz, tra cui non possiamo non citare Harmonia Ensemble e La Banda Improvvisa.

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Ez Kurdistan im

#CONSIGLIATOBLOGFOOLK

di Ciro De Rosa – Bloogfolk Magazine

Per Kurdistan si intende la vasta area abitata in prevalenza da popolazioni di etnia curda. Parliamo di un territorio di circa 450 mila kq. Il Kurdistan è una nazione, ma non è uno Stato indipendente l’area riconducibile alla nazione curda è divisa fra Turchia (la maggior parte del Kurdistan è situato all’interno dei confini turchi), Iran, Iraq e Siria. Comunità curde si trovano anche in Armenia e Azerbaigian, così come massiccia è la diaspora curda in Europa. «Io vengo dal Kurdistan, il paese che non c’è, come sapete. Esiste ma non c’è», così esordisce Hevi Dilara, nativa di Urfa, l’Edessa degli antichi romani, che è la curatrice, con Sandro Portelli, del CD-book. Quella della poetessa e cantante, rifugiata politica e attivista culturale, è una delle “Quattro storie parlate” (le altre sono quelle di Serhat Akbal, Cahide Ozel e Mem Alan) fissate in questo disco e trascritte nel booklet di 66 pagine che lo accompagna. Parliamo di “Ez Kurdistan im”, il cui sottotitolo è “Musica dal Kurdistan in Italia”, nuovo capitolo della collana Crossroads, prodotto del progetto “Roma Forestiera”, che documenta il fare musica dei nuovi italiani, realizzato dal Circolo Gianni Bosio e pubblicato dall’editore Nota. La musica curda utilizza i modi tradizionali (makam) della musica mediorientale; i canti sono monodici, a carattere strofico, con uno strumento, quasi sempre un cordofono a manico lungo, a sottolineare il messaggio del testo.

Susanna Venturi, I cantarê. I Canterini romagnoli di Russi dagli anni Trenta a oggi

di Salvatore Esposito – Blogfoolk

Giornalista e docente di Storia della Musica e Musicologia presso l’Università della Basilicata, Susanna Venturi si occupa da lungo tempo di musica colta e di tradizione orale, ed in particolare le sue ricerche si sono concentrate sull’Emila Romagna con diverse pubblicazioni monografiche, alle quali si è aggiunto di recente il prezioso libro con cd “I cantarê. I Canterini romagnoli di Russi dagli anni Trenta a oggi”, edito da Nota, e dedicato alla storia di questo gruppo composto da cantori e cantrici, fondato nel 1936 da Francesco Balilla Pratella, direttore del Liceo Musicale di Ravenna, esponente del movimento futurista, nonché compositore ed etnografo. Composto da dodici capitoli, il volume offre una dettagliata e minuziosa ricostruzione della storia dei Canterini, offrendoci non solo un prezioso ed originale documento, ma anche l’occasione di scoprire una delle più singolari esperienze artistiche italiane che ha visto protagoniste diverse generazioni, si è confrontata con stili, influenze ed esperienze, diventando depositaria di uno straordinario repertorio di canti. La vicenda artistica del gruppo è, come si legge nella quarta di copertina, “è esemplare territorio di confronto per alcune delle tematiche che hanno attraversato il dibattito intorno alla musica e alla cultura popolare dell’ultimo secolo: dalla tradizione orale alla sua rappresentazione folklorica, dalla cultura urbana a quella contadina, dal “popolare” alla sua rielaborazione colta, dall’istituzionalizzazione fascista del folklore alla sua fruizione dal dopoguerra ad oggi”.

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