Maqroll, Federico Sirianni
Vinile – Alberto Marchetti
Vinile – Alberto Marchetti
di Eugenio Zito – Antropologia e teatro
La centralità di un canto in un territorio contenuto come la Sardegna, sebbene l’isola rappresenti un giacimento musicale sempre vivo e in ebollizione, non può che porre interrogativi allo studioso di fatti musicali. Così Marco Lutzu si è messo a indagare i processi di diffusione, le diverse modalità espressive e le significazioni di “Deus ti salvet Maria”, conosciuta anche come L’”Ave Maria” sarda, che è tra i canti in limba più eseguiti nell’isola, dove ha assunto una pregnanza identitaria oltrepassando la motivazione devozionale che l’ha originata, ed è un motivo molto conosciuto anche di là del mare. Curatore del volume, Lutzu, docente di etnomusicologia all’Università degli Studi di Cagliari, non è nuovo a studi che ricostruiscono genesi, circolazione e orizzonti di senso a un artefatto musicale: si pensi alla pubblicazione per lo stesso editore del testo sulla canzone “A Diosa”, più conosciuta come “Non potho reposare”. Continua a leggere
Un esperimento musico-letterario che unisce lingua, tradizioni e suoni di un luogo immaginario.
Il progetto Zenìa-Folk Immaginario può essere considerato a tutti gli effetti un esperimento combinato di musica e letteratura. Nora Tigges e Massimiliano Felice hanno deciso di inventarsi un luogo, un posto della mente chiamato Zenìa. Poi lo hanno messo sulla terra, stretto fra le montagne e il mare; ne hanno inventato la lingua, i suoni, le tradizioni provando in un disco di otto brani a raccontarne la storia e le leggende.
edited by Nicola Scaldaferri and Steven Feld, Udine, Nota, 2019, English edition edited with an introduction by Lorenzo Ferrarini and photographs by Stefano Vaja and Lorenzo Ferrarini
di Simone Tarsitani – Taylor & Francis online

When the Trees Resound is the result of an extremely interesting and innovative project of collaborative multi-media research on the Maggio, the most notorious Italian tree festival that takes place yearly in the small village of Accettura, near Matera, in the South of Italy. The Maggio is one of several tree festivals, seventeen of which are currently active in the regions of Basilicata and Calabria, which usually consist of pairs of trees being felled, transported to town, re-erected and becoming part of complex rituals that have ancient pagan roots, combined with religious rituals and meanings. One of the core ideas celebrated is that of a wedding between the trees, symbolising the union of the people, the relationship between humans and nature, humanity and deity, and more.
Una lingua inventata per un paese che non c’è: è il progetto Zenia
di Guido Festinese – giornaledellamusica.it
C’è una comunità di persone che se ne sta incistata tra montagne e mare, un po’ come certi paesini vertiginosi della Liguria orientale. La gente è curiosa è ospitale, offre cibo e riparo a chi arriva, mette volentieri a parte lo straniero delle proprie usanze: ad esempio quella per cui quando uno è preso dal mal d’amore, per pena o eccesso di felicità, lascia appese le scarpe, e si ritira nell’entroterra a meditare, cantare, pregare.Ad ogni plenilunio può apparire una figura d’uomo pesce mascherato con conchiglie e sonagli, che invita alla festa e al cerchio della danza. Si fanno offerte di pane e acqua ai crocevia, per accattivarsi gli spiritelli naturali. E quando uno parte, si adorna l’albero della barca con oggetti in regalo, appesi con nastri.

Non è la prima volta che una pratica creativa produce un folklore immaginario, rielaborando con sensibilità contemporanea elementi di tradizione orale, oppure dà forma a un idioma inventato funzionale al portato sonoro. Però, il progetto degli Zenìa, il cui nome non può non far pensare alla radice greca ‘xenos’ (straniero, ospite, forestiero ma anche ospitale), si spinge oltre nella sua dimensione narrativa, fabulistica e allegorica, facendo di Zenìa un luogo altro, sospeso tra leggenda e metafora ma al contempo pieno della realistica vivacità della sua quotidianità. Perché il quartetto di musicisti modella le architetture di questa città costiera, incastonata tra rilievi e acque, ne descrive le consuetudini, le storie e le memorie, intona musiche e canti di una comunità.
di Flavio Poltronieri – blogfoolk
Il “folk revival” magiaro non ha avuto nulla da invidiare a quelli a lui contemporanei e più conosciuti d’Inghilterra, Francia, Bretagna o Italia. Un violinista come Janos Hasur non vale meno del (giustamente) celebrato e compianto Dave Swarbrick. Sulle orme tracciate dal percorso etnomusicologico di Béla Bartók è fiorito in Ungheria un movimento variegato anche grazie al ricchissimo materiale etnico di base. In un territorio che sulle fondamentali influenze asiatiche ad opera di Unni, Avari, Magiari e successivamente dei Turchi, ha modellato le forme della sua etnia, hanno in seguito contribuito gli oltre due secoli di sudditanza all’Austria. I numerosissimi interscambi con i paesi limitrofi hanno fatto il resto. Continua a leggere
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