Tutte le musiche di Edward Neill
/in Recensionidi Guido Festinese – giornaledellamusica.it
“Fra trallalero e Paganini”, un libro di Mauro Balma ripercorre la vita e le ricerche di Edward Neill

La riflessione serviva per introdurre il tema di questo notevole libro dell’etnomusicologo Mauro Balma,appena uscito per Nota – Edward Neill. Fra trallalero e Paganini, affascinato dai suoni nell’ombra – il cui unico punto critico, forse, è proprio nel titolo, un po’ farraginoso nel voler dare già spiegazione analitica di quanto si andrà a leggere.
Bene dunque concentrarsi sull’efficacia comunicativa della foto, scattata dallo stesso autore nell’ormai lontano 1973 in quel di Sassello, provincia di Savona.
Edward Neill (1929-2001) alla cui amplissima e misconosciuta carriera è dedicato questo primo libro monografico, è raffigurato seduto su un divano, in giacca e maglione a collo alto, alla sinistra di una donna molto anziana, fragile e tenace, si intuisce, lo sguardo concentrato a rammentare qualcosa di lontano. Le braccia sono incrociate e chiuse: nella prossemica, ciò sta a indicare una “chiusura” a difesa, mitigata però dall’evidente tensione del voler raccontare. Indotta, quest’ultima, dall’abilità nella comunicazione del grande ricercatore di origini irlandesi e liguri: che impugna con la sinistra un microfono, e con le ginocchia regge un registratore a bobine sciolte monofonico di qualità, in funzione. Un sorriso garbato aleggia nell’espressione dello studioso sul campo, in quel momento alla metà dei suoi cinquant’anni, segno di apertura compiuta di un canale comunicativo.
La copertina, dunque, ci racconta già molto di quel signore elegante e navigato che, annidato nei carruggi di Genova in uno studio del centro storico stipato di libri, 78 giri, spartiti, fogli d’appunti, posacenere stracolmi (e bottiglie di buon whisky torbato, tanto per non dimenticare una buona metà delle sue origini), senza aver mai voluto fare una carriera accademica, ha però reso al mondo della musica e della cultura molto di più di quanto quel mondo stesso abbia voluto riconoscergli.
Edward Neill, molto spesso affiancato dallo stesso allora giovane Mauro Balma nelle sue peregrinazioni a caccia di tratti delle culture musicali orali in via di sparizione, e di tesori dimenticati delle note classiche è stato una figura straordinariamente intensa e creativa.
Poteva essere severo e perfino ingiustamente caustico nei giudizi tranchant su questo o quel musicista classico, o su una “squadra” di trallalero non ritenuta abbastanza fedele a un suo personale criterio di “autenticità”, ma rimaneva persona di enorme cultura ed eleganza, a proprio agio in ogni contesto, affabile e burbero al contempo, schivo e poco desideroso di apparire quanto presente nei luoghi doveva aveva deciso che valeva la pena di esserci, per documentare qualcosa. Fosse anche (ed è successo davvero!) la vita dei gatti randagi nei vicoli di Genova (quando ancora i gatti randagi esistevano) ripresa e racchiusa in un suo memorabile libro fotografico.
Per tutta la vita, però, Edward David Richard Neill è stato un ricercatore instancabile di quei “suoni nell’ombra” cui si allude nel lungo titolo: gli autori classici dimenticati, schiacciati dal peso dei “soliti noti”, le note della tradizione ligure di Levante e di Ponente, tra la Costa e le Alpi, nel Piacentino e nella Garfagnana, tra i liguri di Sardegna, nelle isole scozzesi e irlandesi. Non solo trallalero, dunque, anche se alla riscoperta del canto polifonico ligure Neill ha dato un impulso leonino.
Se oggi poi sembra normale che la città della Lanterna ospiti un concorso nazionale intitolato a Paganini, e che il “violinista del diavolo” sia un figura con una allure quasi da rockstar nel mondo, è anche perché Edward Neill ha lottato per riscoprirne l’opera complessiva, al di là di tutte le banalità sul fenomeno virtuostico quasi circense.
E lo stesso potrebbe essere fatto con un gigante della musica come Anton Bruckner: che se oggi è qualche volta ricordato ed eseguito, e spesso considerato alla stregua di un Gustav Mahler, è perché Neill insieme a pochi altri coraggiosi l’ha cavato fuori dall’oblio. Quando riuscì a fa suonare una sua opera al Teatro Carlo Felice di Genova, Neill andò a salutare il direttore regalandogli un tallero d’oro di Maria Teresa: ripetendo il gesto che lo stesso Bruckner aveva fatto a sua volta con il primo direttore di una sua sinfonia.
Tanti altri autori, soprattutto nordici, sono stati riscoperti e riproposti da Neill, spesso in un silenzio assordante da parte di chi non vuole rischiare nulla, col “repertorio”.
Balma ricostruisce tutto nel dettaglio e con una scioltezza di penna squisita, dando infine la parola a chi Neill l’ha conosciuto, o ne ha incrociato i percorsi rapsodici. Il cuore del tutto va nel tesoro prezioso accluso al libro: un cd con ventotto registrazioni inedite di Neill realizzate sul campo dal Centro dialetti e tradizioni popolari della Regione Liguria, tutte trascritte su pentagramma e commentate con la consueta, chiara perizia da Balma stesso. Un valore aggiunto a un valore.
I Suonatori della Valle del Savena e la Compagnia del Maggio – (In)Fest-azione (Nota, 2021)
/in RecensioniFederico Sirianni, Maqroll (Nota)
/in Recensioniestratto dall’articolo “Il corpo elettrico della poesia in musica” di Guido Festinese – giornaledellamusica.it
«Sono un poeta anche quando scrivo narrativa», diceva di sé il grande Álvaro Mutis. Il suo personaggio di Maqroll il gabbiere, Corto Maltese integrale della letteratura più raffinata e lancinante che sia dato leggere in una vita di letture, Ulisse senza requie né Itache possibili, soggetto a tutte le tentazioni da schiere di sirene in realtà ha davvero vissuto prima nel magma ustionante di una poesia che sembra accumulo di cenere, e invece brucia sempre. Vedi alla voce Opere Perdute.
Ben singolare che Federico Sirianni, uno dei tanti eredi veri di Faber un giorno si sia ricordato della “Smisurata preghiera” che De André realizzò a volte traducendo, a volte tradendo il dettato letterale di Mutis, e che la sorte gli abbia poi messo in mano un libro di Mutis da cui sbalzava fuori il salmastro inquieto di Maqroll.
A lui, che, da genovese, ha scritto un verso geniale come “Liberaci dal mare”. Ecco nascere allora queste canzoni, nelle parole di Sirianni, con la «rivelazione sulla via di Damasco: nessun personaggio letterario riusciva a rendere così potente quel senso di incollocabilità, un’incollocabilità fisica, e, ancor più, dell’anima».
Canzoni attraversate da pulviscoli di elettronica, scricchiolii di chiglie, visionarietà degne del colombiano. Nel libretto, poi, i contributi in foto, disegni, annotazioni di tanti amici musicisti, narratori, poeti: a riprendere un filo poetico che Maqroll fa sgusciare sempre dalle mani.
Federico Sirianni – Maqroll
/in Recensioni
Federico Sirianni è un cantautore di lungo corso e un viaggiatore. Come spesso accade, in questa epoca difficile, per chi decide di vivere del frutto della propria arte (ma in effetti, è mai esistita un’epoca in cui fosse facile?), con lo zaino in spalla e la chitarra a tracolla, il cantautore si sposta per la penisola, un po’ in sordina, tra treni e corriere e qualche aereo (quando l’organizzazione degli eventi se lo può permettere).
Abbastanza per caso. Mi trovavo a Udine ospite di amici e, prima di andare a dormire, ho cercato qualcosa da leggere nella loro libreria. Tra i tanti volumi c’era questo “Trittico di mare e di terra”. Mi incuriosiva il titolo, che pareva quello di un menu da trattoria; l’autore Alvaro Mutis, che conoscevo solo di nome. In quel frangente ho incontrato “Maqroll”; credo di avere letto il libro almeno tre volte nella notte, accogliendo l’alba quasi senza accorgermene. Il gabbiere mi è stato immediatamente familiare, una piccola folgorazione. In un periodo di poca luce creativa, ho pensato che quel marinaio esperto di naufragi e della sopravvivenza ad essi potesse essere una buona guida per un nuovo viaggio. E così è stato.

Negli ultimi anni mi pare tu ti sia molto avvicinato al mondo delle cover. Lo hai fatto per una ricerca delle tue radici, lo hai fatto per amore? Lo hai fatto perché quelle canzoni avresti magari voluto scriverle tu?
E poi, sì, il disco non è solo un disco, ma è anche un libro: ho coinvolto una serie di amici fra scrittori, poeti e illustratori, chiedendo loro di regalarmi una personale visione del tema che ricorre dall’inizio alla fine dell’album, ovvero l’incollocabilità. Ne è uscita una vera e propria antologia di cui sono molto felice. Infine, lo spettacolo, nella forma di teatro-canzone che mi è familiare da sempre e che quest’estate ha visto la produzione del Teatro Pubblico Ligure con la regia di Sergio Maifredi.
E infine, come Maqroll, vivo gli accadimenti della vita non più con le aspettative febbrili di quando si è giovani, ma con quella condizione esistenziale che Mutis definisce “disperanza”, una forma di superamento del disincanto, etica e lontana da ogni cinismo, in cui ogni lieve conquista dello spirito rappresenta una forma di bellezza e sorpresa.

Ma che succede a un artista come te?
Sintetizzare in poche righe questo progetto del cantautore genovese Federico Sirianni è una impresa molto complessa, perché si deve tenere conto di molti elementi; il rischio è perdersi, anche dietro le proprie fantasie. Perché in effetti siamo di fronte ad un progetto che permette a chi ascolta di viaggiare a sua volta, di riconoscersi, di imbarcarsi e naufragare. Quale uomo, infatti, non ha avuto nella vita l’idea chiara di essere trasportato da un’onda? Chi non ha scelto di naufragare, chi non è tornato mille volte a Itaca per poi ripartire subito verso le Colonne d’Ercole? Anche solo col pensiero, col desiderio, con la fantasia. Siamo in qualche modo tutti esseri soli, arrampicati sull’albero più alto della nave, a sistemare la vela, a scorgere per primi i delfini, gli atolli e i relitti o a perdersi in un increspato orizzonte, come il Gabbiere Maqroll. Questo album, quindi, è un lavoro che come prima cosa suscita desiderio di sogno e di poesia e già solo per questo è un’opera degna di grande attenzione. Qua non si intende dire che “Maqroll” è un lavoro poetico, ma che questo – al di là del giudizio estetico – è un lavoro intellettuale per eccellenza, un lavoro letterario nel senso stretto del termine. E non tanto perché è accompagnato da un libro che raccoglie i contributi di poeti, scrittori e illustratori (sarebbe interessante approfondire anche su questo piccolo volumetto, ma purtroppo non abbiamo né lo spazio né il tempo), e nemmeno perché è ricolmo e straripante – e molto probabilmente in maniera consapevole – di citazioni, di conoscenze, di letture, magari consumate in qualche hotel sperduto di paese… ma perché mai come in questo caso, il concept album è proprio un’opera letteraria, che nasce da un’esigenza interiore di narrare il proprio mondo attraverso storie e immagini. Non importa che si parli in prima persona o che ci si racconti attraverso le gesta di un personaggio di fantasia come il Maqroll dei romanzi dello scrittore colombiano Alvaro Mutis, come ha fatto Federico. Un’opera letteraria è tale quando quel mondo si incontra con gli uomini che hanno bisogno di qualcuno che trascriva i propri sogni, le proprie paure, i propri naufragi, il proprio amore. Questo disco vi riesce in pieno. Difficile, in questo contesto, fare un’analisi passo per passo e pezzo per pezzo. “Maqroll” è indivisibile in realtà, è un racconto e un flusso di pensieri, ricordi, analogie, malinconie, alienazioni. Si parla qui di “incollocabilità”, che è poi la condizione di chi, in ogni luogo geografico o del cuore si trovi, deve sempre e necessariamente guardare oltre la finestra e sperare di prendere il mare. Viaggiatori, artisti, pazzi, vagabondi, uomini (e donne) soli, diversi, alienati e alienisti, intellettuali, poeti: tutti siamo o potremmo essere anche solo per qualche istante Maqroll. E lo è senza dubbio Federico Sirianni, che questa volta deve essersi riconosciuto totalmente, al punto da perdere ogni inibizione, dando sfogo anche alla verbosità, che, dobbiamo dirlo, non stona mai, è in linea con il vestito musicale sempre, e qualche volta si fa smargiassa di sapere. Bisogna saperlo fare: è un gioco pericoloso che nei progetti di certi principianti rende ridicoli. E che invece nel caso di Sirianni rende autorevoli. Si apprezza infine particolarmente il lavoro non facile nella costruzione del sound di questo album: la produzione artistica del violista Raffaele Rebaudengo, compositore degli GnuQuartet, e quella elettronica di FiloQ – tutta intesa a riprodurre i suoni e anche un po’ i colori del mare – è particolarmente felice, proprio a fronte di un racconto così intenso: qui il suono non invade il testo ma mantiene una riconoscibilità; non tappeto musicale quindi, ma intreccio. E del resto una canzone d’autore è l’incontro di musica e parole, in un tempo piccolo, per raccontare storie. Una piccola opera letteraria come, ribadiamo, il Maqroll di Federico Sirianni.Anna Scalfaro, Musica in programma. Quarant’anni di divulgazione musicale in Rai-tv (1954-94)
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Docente di filosofia ed estetica musicale nel corso di laurea DAMS dell’Università di Bologna, Anna Scalfaro da diversi anni si occupa di storia di musica contemporanea e pedagogia e divulgazione della musica. In tale ambito di ricerca si inserisce il recente saggio “Musica in programma. Quarant’anni di divulgazione musicale in Rai-tv (1954-94) che tiene a battesimo la nuova collana MusicaMedia edita da Nota Editore. Il volume si basa su una attenta disamina della programmazione di taglio prettamente pedagogico-didattico che, nell’arco di quarant’anni, è stata dedicata dalla RAI alla diffusione del patrimonio di quella che Radiocorriere-TV definiva comunemente “musica seria”.
Fausto Amodei canta Georges Brassens
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