Venne Maggio – Ivan Della Mea

Il rosso è diventato giallo e La Balorda, pubblicati per la prima volta rispettivamente nel 1969 e nel 1972 per Zodiaco, a cinquant’anni di distanza sono stati ora ristampati in CD da Nota con il titolo Venne maggio. Una produzione che è un valido aiuto per conoscere maggiormente ed entrare nel mondo di Ivan Della Mea a dieci anni dalla sua scomparsa. Ad orientarci, la prefazione di Alessio Lega, che ne ha curato la riedizione. Molti conoscono Ivan come cantore politico, creatore di ballate che hanno fatto da colonna sonora a momenti esaltanti delle lotte operaie del ’68, dell’autunno caldo, delle conquiste sindacali, autore della indimenticabile Cara moglie”. Altri lo considerano il cantore dialettale dei navigli milanesi, artefice di El me gat o A quell omm , e che insieme ad Enzo Jannacci hanno gettato il loro poetico sguardo, diverso e alternativo, verso una Milano lontana da piazza del Duomo, dalla Scala e da piazza degli Affari. In questi due cd Il Rosso è diventato giallo e La balorda emergono le diverse poetiche del personaggio a cui difficilmente si possono attribuire etichette.



Pubblicato originariamente nel 2008 in una essenziale versione autoprodotta “e ti chiamaron matta” vedeva Alessio Lega e Rocco Marchi riprendere sei brevi canzoni di Gianni Nebbiosi, uscite nel lontano 1972 e ormai introvabili, sull’orrore dei manicomi, quello che lo psichiatra Franco Basaglia chiamò “morire di classe”. A quarant’anni dall’emanazione della Legge 180/1978 (cd. Legge Basaglia), quelle canzoni hanno assunto un tratto ancor più attuale e, così, lo scorso anno Alessio Lega ha voluto ristampare questo breve album, impreziosendolo con l’aggiunta di un corposo booklet con tuti i testi, foto inedite, due presentazioni di cui una firmata da Nebbiosi, un contributo dello psichiatra Pietro Cipriani e dell’inedita cantata in sei parti “Mastrogiovanni” realizzato con la partecipazione di Ascanio Celestini. Il risultato è un disco da ascoltare con grande attenzione e in cui si integrano in modo sorprendente le composizioni di Nebbiosi con quelle di Lega, aprendo uno spaccato sulla malattia psichica che si dipana da brani come “In un anno e più d’amor”, “E qualcuno poi disse” e “Ti ricordi Nina” per giungere alla toccante “Atto d’accusa” che rappresenta il vertice del disco. Dal punto di vista prettamente musicale spicca l’eccellente lavoro compiuto da Rocco Marchi sugli arrangiamenti che impreziosiscono ed esaltano la profondità della voce di Alessio Lega esaltandone la potenza dei testi. Insomma “e ti chiamaron matta” è la conferma di come il cantautore di origine salentina sia uno tra i pochi artisti italiani in grado di andare controcorrente, senza ricercare il facile successo ma piuttosto puntando a ridestare di la coscienza civile della nostra nazione.












Non ha bisogno di presentazioni, Antonello Ricci, musicista e antropologo, docente di discipline demo-etnoantropologiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma, autore di numerosi studi e pubblicazioni sulle musiche tradizionali in Calabria, sull’antropologia dei suoni e sull’etnografia visiva. Ricci ha congegnato questo volume con Mimmo Morello, apprezzato polistrumentista (tamburello, chitarra, mandolino, organetto e zampogne), costruttore di ance e cantante di Palizzi, paese reggino dell’area grecanica situato sul versante ionico aspromontano.
Oltre a poter dar nome a cose, situazioni, emozioni che l’italiano non riesce a esprimere con la medesima pregnanza, le lingue locali, quando sono usate in poesia, possono muoversi come funamboli della vertigine tra i due estremi dell’espressione delle più crude disarmonie, o delle dolcezze più insistite che in italiano suonerebbero false e zuccherose. È un ricordo tornato in mente all’ascolto di Ogni sera, nuovo eccellente capitolo discografico di Lino Straulino per Nota Records, qui impegnato a mettere in musica la “poesia dei sentimenti” del grande poeta carnico Leonardo Zanier, scomparso ottantaduenne nel 2017. 
